Christmas Blues: quando la tristezza arriva a Natale

Christmas Blues: quando la tristezza arriva a Natale

Molte persone convivono con apatia e malinconia nelle feste natalizie. Gli esperti ci aiutano a gestire la cosiddetta Christmas Blues.

I giorni di Natale per molte persone rappresentano un’occasione per stare accanto ai propri cari, agli affetti, in famiglia. Per molte altre, invece, la convivenza con i familiari viene vissuta come una costrizione, una convenzione che si è costretti a seguire malvolentieri.

E il Natale, in questo contesto, diventa anche un momento per fare bilanci, ripensare ai rapporti familiari e affettivi. Tutti gioiscono e l’impegno di acquistare regali, preparare l’albero, l’atmosfera stessa del Natale acuiscono la solitudine, il rancore, la tristezza di chi vive momenti di malinconia o di insoddisfazione personale.

Gli esperti la chiamano Christmas Blues, quella tristezza che accompagna i giorni di festa, una malinconia che può rendere più apatici e tristi del solito.

La psicologa e psicoterapeuta Francesca Saccà spiega che gli anziani o i giovanissimi sono immuni da questo malessere, che invece può colpire con maggiore probabilità persone con più di 30 anni, che sono costrette ad uscire dalla loro routine quotidiana per convivere con familiari e amici, in un confronto che spesso si rivela insoddisfacente e fa venire a galla una serie di problematiche emotive ed esistenziali che normalmente vengono meglio gestite.

Angelos Halaris della Loyola University aggiunge che in periodo di crisi anche le difficoltà economiche possono influire sullo stato d’animo e favorire il presentarsi di malinconia e apatia. Come gestire la Christmas Blues?

L’esperta consiglia di impegnarsi per essere più flessibili, per riuscire a dire qualche no e agendo anche seguendo i propri desideri.

Inoltre non dimenticare che dal confronto, per quanto possa sembrare frustrante, può nascere qualcosa di costruttivo per se stessi e per ripensare a cosa si può fare per migliorare e stare meglio.

E Halaris invita a ripensare al concetto di feste natalizie, ricordando a se stessi che possono essere un momento per prendersi cura di sé, per dormire di più, per dedicarsi a ciò che più ci appassiona, ma anche per uscire all’aperto, anche nei giorni freddi, per godere il più possibile della luce naturale e restare all’aperto almeno un’ora al giorno.

Ultimo aggiornamento: 06 Giugno 2015
2 minuti di lettura
Commento del medico
Dr.ssa Silvia Garozzo
Dr.ssa Silvia Garozzo
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia

È vero, il Natale per molti è causa di angoscia, soprattutto per chi ha avuto magari un’infanzia difficile, dei rapporti familiari conflittuali e faticosi da ricordare in occasione delle feste. Tanto che in genere gli psichiatri evitano di scalare gli psicofarmaci sotto le vacanze di Natale, considerandolo già di per sè un periodo a rischio.

Si aggiunge la sensazione di costrizione a dover condividere giorni interi con persone che magari per il resto dell’anno si evitano. Il consumismo non ci ha aiutato, spingendoci a sentirci costretti a far regali a tutti anche quando era l’ultima cosa che avevamo voglia di fare. Ora ci sentiamo da una parte spinti da questa vecchia istanza e dall’altra schiacciati dalla crisi economica che non ci permette di farlo.

Nelle famiglie dove ci sono i bimbi il senso del Natale è più vivo, più facile perché sono loro che ci aiutano a vedere il Natale per quello che è. Un’occasione di unificazione, di superamento dei vecchi conflitti, di pacificazione e di condivisione. Saremo capaci di ripensarlo così? Certo, sarebbe una di quelle occasioni in cui sfruttare la crisi per poter recuperare e ricostruire dei valori che rendano la nostra vita più pregna di significato. Non servono soldi per questo.

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