Salve,
Il terrore degli effetti collaterali dei farmaci è la principale barriera che spesso impedisce l’attuazione di una razionale strategia di trattamento.
La farmacofobia è alimentata più dalle nostre paure che dalla ragione ma le modalità con le quali viene presentato il rischio degli effetti collaterali dei farmaci nei foglietti illustrativi contribuiscono in modo rilevante a generare confusione e incertezza sul rischio reale di tossicità. Quando, ad esempio, un determinato effetto collaterale viene definito “comune”, il paziente sarà indiscutibilmente portato a ritenere che il rischio di manifestarlo sia particolarmente elevato. In effetti da uno studio recente, condotto su 200 studenti universitari ai quali era stato chiesto di esprimere la percentuale in cui la probabilità di manifestare un effetto collaterale sia da ritenersi “comune”, è emerso che viene ritenuto “comune” un rischio del 45%. In realtà, secondo le linee guida europee, un effetto collaterale viene definito “comune” quando si realizza in una percentuale di casi compresa tra l’uno e il dieci per cento. Comunque si tratta di una fobia che in taluni casi può essere invalidante perchè in momenti come il suo o peggiori, i farmaci vanno assunti. Nel caso in questione si tratta di un antibiotico (amoxicillina) per piccolo intervento odontoiatrico, non è dato sapere se la farmacofobia sia verso tutti i farmaci o solo una classe.
La strategia dell'assunzione in piccole dosi potrebbe essere una buona idea per iniziare un trattamento desensibilizzante dalla fobia anche fai da te, ma solo nel caso possa aiutare il superamento del problema.
Se questo non dovesse succedere, consiglio una Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Saluti